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Dagli eccessi all’equilibrio: una nuova direzione

Il 2026 segna una svolta chiara nel panorama della moda: dopo anni di eccesso, seguiti poi dal trend totalmente opposto del minimalismo e del quiet luxury, il sistema sembra aver trovato un nuovo equilibrio. Non è una rivoluzione improvvisa, ma un assestamento naturale. La parola chiave non è più “apparire”, bensì scegliere.

Il ritorno degli anni ’90

Da un lato riaffiorano gli anni ’90, ma senza caricature. Via gli estremi, dentro un’estetica più pulita, essenziale e consapevole. La femminilità torna centrale, ma non è mai urlata: è misurata, elegante, sicura di sé, con tessuti leggeri ed eterei come pizzi e organze. Vogue Italia ha definito questo approccio rich boho chic: un boho sofisticato, fatto di tessuti fluidi, dettagli artigianali e layering controllato. È uno stile che comunica benessere e gusto, non ostentazione.

I trend non sono più regole

Sul fronte cromatico, il contrasto è evidente. Pantone ha incoronato Cloud Dancer come colore dell’anno, un bianco etereo e leggerissimo che richiama calma e sospensione. Eppure, sulle passerelle dominano tutt’altro tipo di vibrazioni: bordeaux intensi, viola scuri, tonalità profonde e avvolgenti. È come se la moda stesse dicendo chiaramente che serve carattere. Ed è proprio qui che avviene il distacco definitivo dal quiet luxury. Cosmopolitan lo sottolinea senza mezzi termini: nel 2026 il vestire torna a essere uno strumento di potere. Il power dressing non solo sopravvive allo scadere del 2025, ma si rafforza. Abiti sartoriali, strutture evidenti, volumi decisi, spalle marcate. Le silhouette sono nette, a volte persino oversized. Non si tratta di eleganza discreta, ma di presenza. Il messaggio è chiaro: occupare spazio non è più un problema, è una scelta.

Il 2026 come spazio di libertà stilistica

Tuttavia, il vero filo conduttore dell’anno non è uno stile preciso, né un colore dominante. È l’individualità. Secondo Elle, le persone non percepiscono più i trend come regole da seguire, ma come strumenti da cui attingere. La moda smette di imporre e inizia a suggerire: ognuno seleziona ciò che risuona davvero con la propria identità.

Il 2026 non detta un’estetica unica, ma offre possibilità. È un anno meno uniforme e più autentico, in cui vestirsi bene non significa aderire a un canone, ma costruire un linguaggio personale. E questo, piaccia o no, rende la moda decisamente più interessante.

Puoi leggere di più negli articoli di Vogue Italia, Cosmopolitan ed Elle